Quando mi resi conto che le prime pagine parlavano della storia di una giovane con la stessa malattia di un amico coetaneo… abbandonai la lettura, piangendo. Il libro rimase lì mischiato nel disordine della mia camera, finché mi sentii pronta per liberare ogni singolo pensiero dalla polvere.
Appesa nel vuoto a ricordi di rabbia e dolore, sentii l’urgenza di parlare e scrivere di Chiara, ancora tra noi grazie a quelle pagine, per insegnarci di che colore è la voglia di vivere fino in fondo ogni rischio ed ogni emozione.
Non posso che rendere grazie a chi, nonostante un dolore che non posso nemmeno immaginare, abbia avuto il coraggio di lasciare in eredità un diario eccezionale, spunto di riflessione e soprattutto fonte di amore e speranza… per tutti cuori già aperti all’ascolto e all’azione… e per tutti quelli che si stanno risvegliando.

DI CHE COLORE E’ LA MIA PAURA - Diario dalla malattia
di Chiara Biscaretti di Ruffia
Chiara ha 26 anni quando sente la febbre salire inspiegabilmente: da queste pagine di diario comincia un libro toccante e sbalorditivo.
Nonostante viva l’incubo chiamato leucemia linfoblastica acuta, la ragazza continua a scrivere il suo diario, iniziando come di sua consuetudine la pagina nuova “Ciao mondo, ciao buon Dio!”. Ogni pagina è un fluire libero di pensieri e sensazioni mescolati senza un ordine logico, che prendono a poco a poco forma e colore. Nelle brevi pagine scritte qualche giorno prima della fine, l’ottimismo di Chiara si mescola alle sofferenze fisiche (e psicologiche) inflitte dalla leucemia.
Dopo la morte, parte del suo diario diventa un libro che porta come titolo il verso di una poesia nella quale Chiara dipinse la sua paura, mentre in copertina è riprodotto uno dei suoi disegni.
“il buio non è il posto per la mia paura
[omissis].
Deve vivere, e uscire nelle lacrime per potersi dire.
[omissis]
Se dico che non c’è
Non è che per questo va via
Allora è meglio conoscersi
e tenersi per mano
[omissis].
Prometto di non buttarla in un cassetto quando tutto sarà finito.”